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Marco Mancassola, Lingua: colpa dei ragazzi?

Authors
Publication Date
Keywords
  • Linguistica Italiana
  • 00789
  • Scienze Della Formazione
  • 0013
  • Scienze Della Formazione Primaria
  • 1313
  • Esame Integrato Di: Linguistica Italiana - Didattica Della Lingua Italiana
  • 18642
  • 2009
  • 3
  • Linguistica Italiana
  • 00789
  • Scienze Della Formazione
  • 0013
  • Scienze Della Formazione Primaria
  • 1313
  • Esame Integrato Di Linguistica Italiana - Didattica Della Lingua Italiana (Ii Modulo)
  • 22123
  • Scuola Elementare
  • 253
  • Maior Lingua Straniera
  • 229
  • 2009
  • 3
  • Linguistica Italiana
  • 00789
  • Scienze Della Formazione
  • 0013
  • Scienze Della Formazione Primaria
  • 1313
  • Esame Integrato Di Linguistica Italiana - Didattica Della Lingua Italiana (Ii Modulo)
  • 22123
  • Scuola Elementare
  • 253
  • Maior Linguistico - Storico - Geografico - Espressivo
  • 230
  • 2009
  • 3
  • Linguistica Italiana
  • 00789
  • Scienze Della Formazione
  • 0013
  • Scienze Della Formazione Primaria
  • 1313
  • Esame Integrato Di Linguistica Italiana - Didattica Della Lingua Italiana (Ii Modulo)
  • 22123
  • Scuola Elementare
  • 253
  • Maior Della Matematica E Delle Scienze Sperimentali
  • 231
  • 2009
  • 3

Abstract

MancassolaBlogLinguaItaliana Marco Mancassola 21 dicembre 2009 LINGUA ITALIANA. TUTTA COLPA DEI RAGAZZI? Nella lunga agonia della cultura borghese di sinistra, uno degli allarmi più frequenti è quello dell’arrivo dei barbari. Le vecchie generazioni lamentano che le nuove non fanno nulla di ciò che piaceva loro: non vanno al cineforum, non comprano dischi, non leggono giornali, non tappezzano di libri le pareti dei loro salotti. Passano il tempo su computer e cellulari e, soprattutto, usano un italiano sempre più povero e sgrammaticato. Proprio alla caduta di competenza linguistica da parte dei giovani italiani sono dedicati ricorrenti articoli: l’ultimo, apparso giorni fa sul sito del quotidiano La Repubblica, citava una ricerca del Centro Europeo dell’Educazione. Secondo la ricerca, l’otto per cento dei laureati italiani non sarebbe praticamente in grado di scrivere un testo; uno su cinque non saprebbe andare oltre il livello minimo di comprensione linguistica, trovandosi in difficoltà a capire espressioni molto banali. Nel servizio de La Repubblica si riportavano le testimonianze di professori universitari a proposito di studenti sempre più vicini all’analfabetismo. Interpellato, il linguista Tullio De Mauro sosteneva che, oltre alle ovvie colpe del sistema scolastico, “il disprezzo per la lingua italiana risiede anche in certi romanzi di nuovi autori, pieni di parolacce e di inutili scorciatoie”. Gian Luigi Beccaria se la prendeva con il solito predominio dell’inglese. Lo stesso articolo accennava, inevitabilmente, alla disperata battaglia per l’uso del congiuntivo. Gli allarmi di questo tipo, abbastanza ciclici da costituire ormai quasi un genere giornalistico a sé, acuiscono la sensazione di vivere in una crisi che è anzitutto crisi linguistica. Una crisi in effetti straziante e in atto da tempo. Senza prendersela con gli studenti, basterebbe ascoltare tanta nostra politica ovvero tanta televisione: la lingua italiana dopo Silvio Berlusconi resterà u

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