Danno per l’anima e danno grave alla persona: una discutibile lettura dell’art. 54 c.p.

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Danno per l’anima e danno grave alla persona: una discutibile lettura dell’art. 54 c.p.

Authors
Publisher
Università degli Studi di Milano
Keywords
  • Tutela Penale

Abstract

Turchetti, Stato, Chiese e pluralismo confessionale Rivista telematica – marzo 2007 Sara Turchetti (cultore di Diritto penale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano) Danno per l’anima e danno grave alla persona: una discutibile lettura dell’art. 54 c.p. * 1 - Secondo il Giudice di pace di Foligno esiste una categoria di persone che possono percorrere le strade italiane, alla guida di un’auto, a velocità superiore – anche di molto superiore – ai limiti imposti ai restanti utenti della strada. I titolari di tale “privilegio” sono, secondo il Giudice di pace, religiosi e ministri del culto cattolico, alla sola condizione che abbiano agito (o dichiarino di aver agito) per portare l’estrema unzione a un fedele in punto di morte. Vediamo di far luce sugli snodi essenziali della sentenza, che accoglie il ricorso relativo ad una violazione dell’art. 142 comma 9 cod. strada e dispone l’archiviazione del procedimento. L’istituto sul quale il Giudice di pace fa leva per approdare all’accoglimento del ricorso è quello dello stato di necessità, istituto penalistico operante ex art. 4 l. 689/1981 anche quale causa di esclusione della responsabilità nel sistema degli illeciti amministrativi puniti con la sanzione del pagamento di una somma di denaro (art. 12 l. 689/1981)1: più precisamente, nel linguaggio della dottrina, potrebbe parlarsi di soccorso di necessità, dal momento che l’agente avrebbe commesso il fatto per salvare non se stesso, ma altri. Secondo il Giudice di pace, il superamento del limite di velocità nel caso di specie è stato imposto al frate cappuccino dalla necessità di salvare un fedele, al cui capezzale era stato chiamato, dal “pericolo attuale di un danno grave alla persona”: sempre secondo il Giudice di pace, il pericolo non era altrimenti evitabile e il fatto – l’eccesso di velocità – era “proporzionato al pericolo”. * Not

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