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Morbo di Alzheimer

Authors
Publication Date
Volume
7
Issue
4
Identifiers
DOI: 10.1016/s1634-7072(07)70544-5
Keywords
  • Morbo Di Alzheimer
  • Proteina Amiloide
  • Proteina Tau
  • Invecchiamento Cerebrale

Abstract

Il morbo di Alzheimer (MA) è una patologia neurodegenerativa che distrugge progressivamente e in modo irreversibile l’insieme delle funzioni intellettive. Si possono distinguere tre grandi fasi nella conoscenza e nel nostro approccio a questa patologia, la cui prevalenza e l’incidenza aumentano in modo esponenziale con l’età: la prima fase, da Alzheimer fino agli anni Ottanta, è il periodo descrittivo che dimostra che le forme a esordio precoce e a esordio tardivo sono caratterizzate da due tipi di lesioni cerebrali: le placche amiloidi extracellulari e la degenerazione neurofibrillare (DNF) intraneuronale. La seconda fase, che va dal 1984 al 2004, è quella analitica, che mette in evidenza che la proteina amyloid protein precursor (APP) gioca un ruolo eziologico fondamentale. In effetti, le mutazioni genetiche delle forme familiari legate alle proteine APP, PS1 o PS2, così come le forme sporadiche associate all’allele E4 dell’apolipoproteina E, hanno in comune il fatto di aumentare il frammento catabolico Ab 42 che forma le placche amiloidi. Peraltro, è dimostrato che la DNF è costituita dall’aggregazione di una proteina citoscheletrica, la proteina tau. L’estensione corticale del processo di aggregazione di tau, chiamato «taupatia», corrisponde perfettamente all’espressione clinica del MA, che associa amnesia ippocampale, afasia che interessa la corteccia temporale, aprassia e agnosia che interessano le regioni polimodali associative. Questo periodo è caratterizzato dalla definizione di criteri diagnostici rigorosi, dallo sviluppo di tecniche di imaging morfologico e metabolico, di marcatori di laboratorio, dalla comparsa di terapie sintomatiche che tendono a una migliore regolazione dei livelli di acetilcolina e di glutammato. Parallelamente, la convergenza dei dati epidemiologici nei paesi sviluppati permette di realizzare l’importanza del peso socioeconomico del MA e delle sindromi affini: 850 000 casi nel 2006, circa 200 000 nuovi casi ogni anno. Questa presa di coscienza da parte di tutte le figure sanitarie si palesa con misure di carattere finanziario e sociale di accompagnamento e con l’implementazione di reti assistenziali. L’ultima tappa, appena iniziata, corrisponde a una nuova era, fatta di diagnosi precoce associata al concetto di mild cognitive impairment (MCI) e di studi terapeutici di consenso secondo cui APP e tau sono i due bersagli terapeutici più appropriati.

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