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600.000 e altre azioni teatrali per Giuliano Scabia, di Stefano Casi

Authors
Publisher
Dipartimento delle Arti - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Keywords
  • Casi
  • Scabia
  • Azioni Teatrali
  • Torino

Abstract

ARTICOLO RECENSIONE Stefano Casi, 600.000 e altre azioni teatrali per Giuliano Scabia, Pisa, Ets, 2012, pp.284. di Massimo Marino È un libro denso quello che Stefano Casi ha dedicato alle azioni di decentramento guidate da Giuliano Scabia nei quartieri periferici della Torino della Fiat e delle ribellioni sociali tra il 1969 e il 1970. Multiplo già nel titolo, 600.000 e altre azioni teatrali per Giuliano Scabia, dove quell’imponente numero sta a indicare la partecipazione massiccia della città cresciuta all’ombra della Grande Fabbrica all’“autunno caldo”, che ebbe il suo culmine negli scontri di Corso Traiano del luglio 1969. Il libro analizza – inserendola in quel momento storico di particolare effervescenza – l’esplorazione di nuove strade per il teatro politico, segnate dalle sperimentazioni del Nuovo Teatro che già aveva serrato i suoi ranghi a Ivrea nel 1967 per provare (senza riuscirvi) a darsi una configurazione e una poetica condivise. Ma soprattutto coglie un momento di svolta nell’opera artistica (non solo teatrale) di Giuliano Scabia. Poeta cresciuto intorno alla Nuova Musica e al Gruppo 63, egli esplora la scena alla ricerca di una nuova lingua dell’immaginario, portando proprio grazie all’esperienza di Torino a definitiva consapevolezza la necessità di dilatare il teatro per renderlo sonda della società e dell’interiorità, paesaggio comunitario mobile intessuto di artigianalità, capacità dialogica, scavo della psiche profonda e delle sue figure, entro il quale interpretare e ricostruire il presente. La formula che più di ogni altra Scabia ripeterà nel racconto conclusivo dell’esperienza è “teatro è… teatro è anche…”, rompendo i confini del palcoscenico (delimitato o meno dalla quarta parte), portando la relazione teatrale nelle assemblee di quartiere, nel rapporto faccia a faccia, nelle strade, nell’incontro con i bambini (poi sarebbero venuti i “matti”, le memorie de

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