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Il lavoro a tempo determinato in Europa: alcune evidenze statistiche.

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Publication Date
Keywords
  • Secs-S/03 Statistica Economica

Abstract

1 Il lavoro a tempo determinato in Europa: alcune evidenze statistiche D’Attoma, Ida [email protected] e Tassinari, Giorgio [email protected] Dipartimento di Scienze Statistiche, Università di Bologna Via Belle Arti, 41 – 40126- Bologna 1. Introduzione I contratti di lavoro a termine sono ormai largamente diffusi In Italia e in Europa ed ampio è il dibattito circa gli effetti da essi provocati sulla dinamica del mercato del lavoro. Come evidenziato nel rapporto dell’OECD (2007), la crisi occupazionale che ha afflitto L’Unione Europea nel corso degli anni Novanta ha condotto alla diffusione di tipi di lavoro che non possono essere comparati con il lavoro dipendente a tempo pieno di durata indeterminata, quali il lavoro a tempo parziale, il lavoro dipendente a tempo determinato, il lavoro interinale, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e molti altri schemi di occupazione non standard, alcuni specificamente rivolti ai giovani come l’apprendistato (OECD, 2007). Il proliferare di tali forme contrattuali è anche dovuto alla liberalizzazione dei contratti di lavoro a termine, che è considerata una delle principali politiche per il mercato del lavoro in Europa negli ultimi due decenni, con il dichiarato obiettivo di aumentare la flessibilità del mercato del lavoro (Berton et al., 2009). Seguendo l’onda europea, anche in Italia le riforme del mercato del lavoro realizzate dal 1995 hanno portato ad un sostanziale incremento dei lavoratori dipendenti a tempo determinato e, più in generale, di quelli con contratti di lavoro di tipo non standard. Allo stesso tempo, l’Italia ha registrato una forte diminuzione del tasso di disoccupazione con un incremento dei tassi di partecipazione alle forze di lavoro, ma la produttività generica del lavoro è cresciuta molto lentamente in comparazione agli altri paesi europei (OECD, 2007). Vi sono anche evidenze, prosegue i

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