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Starotestamentowe tradycje nazireatu i ich recepcja w Dziejach Apostolskich (Dz 18,18–22 i 21,15–27)

Authors
Journal
Teologia i Człowiek
1731-5638
Publisher
Uniwersytet Mikolaja Kopernika/Nicolaus Copernicus University
Publication Date
Volume
20
Issue
2
Identifiers
DOI: 10.12775/ticz.2012.028

Abstract

L’articolo intitolato Le tradizioni del nazireato nell’Antico Testamento (Gdc 13,5.7; 1 Sm 1,11; Am 2,11–12; Nm 6,2–21) e la loro recezione da San Paulo Apostolo (Att 18,18–22; 21,15–21) proropone il tema della biblica comprensione del particolare voto del nazireato e delle sue conseguenze nella vita dei grand personaggi biblici: Sansone, Samuele, San Paolo e dei profeti. Sulla base del materiale biblico disponibile ora, sembra impossibile ricavare precisamente gli origini del nazireato e le opinioni che tentano a risolvere quella problematica appaiono piuttosto ipotetiche. Prevale l’idea che vorrebbe estrarre i radici del nazireato nei tempi di conquista di Canaan. Inizialmente l’istituzione del nazireato dovrebbe definire il gruppo dei militari predestinati alla cosiddetta “guerra santa” contro gli abitanti di Canaan. La guerra nel nome di Dio richiedeva soprattutto la purezza religiosa dei guerrieri sul campo militare e la loro particolare consacrazione e un segno visibile come la testa da lungo non rassata. Tale concetto del nazireato potrebbero rapresentare Sansone e Samuele. Da Samuele comincia anche un altro concetto del voto, quello profetico, che richiedeva in momento particolare della storia un personaggio tutto nuovo: un profeta-nazir, sopratutto nei confronti con i re dell’Israele. Insieme con le tradizioni di profeta Amos, i testi dal libro dei Giudici e 1 Samuele attestano il naziraeto nella sua forma permanente. Un altra possibilita viene descritta nelle tradizioni più recenti della Bibbia, sopratutto nel libro dei Numeri 6. Il testo in Nm 6,2–21 appare sicuramente come più complesso e dettagliato dai tutti gli altri che mettono in risalto la problematica dei nazirei. Per prima volta vengono sottolineati insieme tutti e tre obblighi fondamentali: divieto, che riguarda la tosatura della chioma; il divieto di bere delle bevande inebrianti e finalmente l’obbligo dove viene vietato il contatto con i cadaveri. Le circostanze in cui il voto da Numeri è stato particolarmente richiesto stanno menzionando i testi di Mischna e Flavio Giuseppe. Si parla soprattutto delle malattie ma anche dei altri momenti di disgrazia. L’astinenza dal vino e i capelli non rasati dovrebbero segnalare in tale caso la particolare consacrazione dell’uomo per i 30 giorni. Quindi abiamo qui a che fare con il voto temporale. Sembra che con tale tardizione rapresenta San Paolo Apostolo. Egli era unico personaggio, in cui si potrebbe ritrovare le traccie del nazireato. Il testo di Atti degli Apostogli menziona il gesto della sua tosatura nella città di Cencrea, che pottrebbe funzionare come la testimonianza di questo particolare voto anche nella sua vita (Att 18,18). Con certezza si puo attestare che anche questo era la consacrazione temporale, però le sue ragioni sono poco chiari. Dato che la chiusura del naziraeto doveva trovare la sua fine nel tempio di Gerusalemme, così con grande prorbabilità questa istituzione sparisce dal palcoscenico della storia nel momento della sua rovina. Questo sarebbe la conquista dei Romani nell’anno 70 dopo Cristo.

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