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Mastrocola, Una barca nel bosco (con commento)

Authors
Publication Date
Keywords
  • Linguistica Italiana (Modulo Integrato)
  • 00789
  • Scienze Della Formazione
  • 0013
  • Scienze Della Formazione Primaria
  • 1313
  • Scuola Elementare
  • 253
  • Maior Lingua Straniera
  • 229
  • 2011
  • 3
  • Linguistica Italiana (Modulo Integrato)
  • 00789
  • Scienze Della Formazione
  • 0013
  • Scienze Della Formazione Primaria
  • 1313
  • Scuola Elementare
  • 253
  • Maior Della Matematica E Delle Scienze Sperimentali
  • 231
  • 2011
  • 3
  • Linguistica Italiana (Modulo Integrato)
  • 00789
  • Scienze Della Formazione
  • 0013
  • Scienze Della Formazione Primaria
  • 1313
  • Scuola Elementare
  • 253
  • Maior Linguistico - Storico - Geografico - Espressivo
  • 230
  • 2011
  • 3
  • Letteratura E Lingua Italiana
  • 67998
  • Scienze Della Formazione
  • 0013
  • Scienze Della Formazione Primaria
  • 8540
  • 2011
  • 8

Abstract

Commento a Paola Mastrocola, Una barca nel bosco Commento a Paola Mastrocola, Una barca nel bosco Nella 2^ di copertina (e nell’intervista rilasciata dall’autrice al sito web infinitestorie.it) è detto “romanzo di sformazione”, evidente controcanto al tipo classico del romanzo “di formazione” che descrive il formarsi, il crescere, l’acquisire esperienze da parte del protagonista, che alla fine si trova diverso e maturato rispetto a quel che era. Qui la “sformazione” viene dalla scuola, secondo un teorema che la Mastrocola (insegnante di scuola superiore, con qualche esperienza all’università) ha svolto negli altri suoi libri, dalla Gallina volante al lungo e polemico saggio La scuola raccontata al mio cane uscito 7 mesi dopo la Barca nel bosco. Lo studente Gaspare Torrente racconta diaristicamente (facendo uso del tempo presente) le sue storie di scolaro di liceo e università, facendo frequenti richiami all’epoca della scuola media frequentata in una isoletta non nominata (evidentemente meridionale), che coinvolgono anche le differenze di vita tra il sud Italia e la sua attuale residenza, Torino. Il linguaggio narrativo è abbastanza adeguato al linguaggio di un giovane cólto (l’autrice nell’intervista parla della sua “sfida”, vinta dopo varie riscritture, di esprimersi come un ragazzino), con inserzione di qualche termine del gergo giovanile (ovvero del “gergo branchesco”, del branco: ampiamente illustrato, con qualche esagerazione, alle pp. 91-2). I gergalismi (gaggio! cammellare – ata, cipollare ecc.) sono in genere spiegati dall’io narrante, che non li conosceva e li deve imparare volta a volta per essere accettato nel gruppo. Il ragazzo deve adattarsi alla vita di Torino (clima, fretta, traffico ecc.) e si sente fuori del suo ambiente, come una barca nel bosco (p. 152); deve adeguarsi alla vita del branco studentesco (che non lo accetta finché resta normale, uno studente perbene,

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