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Aristocrazia e finanza in Toscana nel XIX secolo

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PERSEE
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Fra la prima e la seconda metà dell'800, in Toscana si assiste alla integrazione di capitali di origine commerciale, provenienti prevalentemente dalla piazza di Livorno, con quelli di origine fondiaria della più vecchia aristocrazia. Le Liste napoleoniche mostrano che il potere politico ed economico è ancora detenuto dal tradizionale ceto dirigente, ma già esponenti di nuovi gruppi stanno facendosi largo in diversi istituti (camere di commercio, banche). Durante la Restaurazione la vecchia proprietà provvede al riordinamento delle proprie fortune con diversi mezzi, quali una ancor più attenta politica matrimoniale, la modernizzazione delle culture e dell'amministrazione, nuove direzioni degli investimenti. È su questo terreno che avviene l'incontro col ceto commerciale impegnato in miniere, bonifiche, costruzioni, società ferroviarie. Le necessità di maggiori investimenti in grandi imprese e istituti di credito del periodo unitario saldano il nodo fra finanzieri come Bastogi, Balduino, Fenzi, con esponenti del ceto aristocratico, quali i Corsini, Ricasoli, Ridolfi, Guicciardini, ecc. Alla fine del secolo, nella amministrazione di tanti patrimoni di origine fondiaria e nobiliare, si assiste ormai alla prevalenza di interessi mobiliari rispetto agli immobiliari. In questo senso appare sintomatica la presidenza del principe Corsini nella Soc. per le SS. FF. Meridionali, la più importante creazione di Pietro Bastogi.

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